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Nicargua. Dietro il commercio del tabacco
05/11/2007
Giorgio Trucchi
di Giorgio Trucchi Managua - All'entrata della fabbrica, il personale di sicurezza sta aspettando dietro le sbarre di un portone chiuso con una catena ed un grosso lucchetto. Accediamo alle installazioni accompagnati da un membro del personale amministrativo di una delle tante industrie del tabacco che esistono ad Estelí, nel nord del Nicaragua L'industria di lavorazione del tabacco e produzione di sigari si è sviluppata vertiginosamente negli ultimi 16 anni. Negli anni 80 esistevano solamente due fabbriche, Nicaragua Cigars e Cubanica, ed una preindustria che prepara le foglie di tabacco per la fabbricazione dei sigari.. Fu all'inizio degli anni 90, immediatamente dopo la sconfitta elettorale del Frente Sandinista, che lo sviluppo di politiche di privatizzazione ed i generosi esoneri fiscali concessi dai nuovi governi, aprirono le porte agli investimenti stranieri, come simbolo di una nuova era di ipotetico benessere per la maggioranza dei nicaraguensi. Entrando nella fabbrica, l'ambiente quasi asettico ed ordinato dei locali dove lavorano centinaia di donne contrasta fortemente con l'insopportabile e nauseante odore di tabacco ed il frenetico ritmo di lavoro. Donne con movimenti meccanici concentrate nel despalillo (estrazione della vena centrale della foglia di tabacco) e nella rapida selezione delle foglie secondo il loro colore, spessore, classe e volume. Secondo Reyna Muñoz, segretaria generale della Federación Departamental della Asociación de Trabajadores del Campo (ATC) di Estelí, i problemi relazionati alla salute nel settore del tabacco sono molto seri. "In generale - commenta Muñoz - esiste una grande incidenza di malattie nelle donne e nel settore agricolo e solo il 3 per cento ha accesso alla Previdenza Sociale, ad una pensione e all'assistenza sanitaria. Qui, nella zona rurale, i contadini sono abituati ad utilizzare gli animali per i lavori pesanti. Quando sono giovani, il contadino li cura e li alimenta, ma quando già diventano vecchi e non rendono più, li abbandonano affinché muoiano lontano. La stessa cosa accade a noi lavoratori e lavoratrici". La vita per un salario Nel 2004 un'organizzazione danese finanziò un progetto pilota per sviluppare uno studio nell'ambito della salute nei luoghi di lavoro. Intervistarono 400 lavoratori, il 62 per cento donne. I risultati furono raccapriccianti. I problemi di salute collegati a questo lavoro non finiscono però qui. Il progetto pilota ha scoperto anche un altro fenomeno molto allarmante che colpisce le donne. "Siamo dovuti intervenire immediatamente - ha aggiunto la dirigente sindacale - e siamo riusciti a far sì che la stessa impresa si facesse carico di questi casi. In questo ambito ci siamo scontrati anche con cose che ostacolano il nostro lavoro. Molte donne, vedendo quello che stava accadendo alle loro colleghe, si sono rifiutate di fare il Pap-Test. Eravamo vicini a Natale e avevano paura di conoscere la loro situazione sanitaria e di conseguenza passare male le feste con la loro famiglia. È stata una cosa veramente sconvolgente per tutti noi". Di fronte a questa realtà si sta cercando di proporre un nuovo studio per approfondire ciò che si è scoperto e verificare se esiste una relazione diretta tra le malattie scoperte e le condizioni di lavoro. Come racconta Reynulfo Vásquez, segretario di organizzazione della Federazione della ATC di Estelí, "sappiamo perfettamente che il lavoro è la causa principale delle malattie che hanno colpito i lavoratori e le lavoratrici, ma non è facile provarlo. Nel caso dei problemi respiratori, la persona che ci ha accompagnato ha detto che la gente si adatta e si abitua all'area d'essicazione o all'odore che c'è nelle altre aree, ma la verità è che la gente non sente più niente perché si è già intossicata, il corpo non reagisce e si espone a una morte veloce. Abbiamo cercato di trattare con l'impresa per l'acquisizione di indumenti di protezione, ma molte volte sono gli stessi lavoratori che non li vogliono utilizzare e in ogni caso, sono mascherine inadeguate che non risolvono il problema". Durante l'ora che siamo rimasti all'interno della fabbrica, non abbiamo potuto scambiare nemmeno una parola con le lavoratrici. Testa bassa, movimenti frenetici delle mani, alzando ogni tanto la testa per mostrarci un doloroso sorriso. Sulla parete una Circolare diceva testualmente: "Con questa circolare si comunica che si proibisce l'uscita fuori dall'orario stabilito dai Contratti, dal Regolamento Interno dell'impresa e dal Codice del Lavoro. In caso di inadempimento verrà tolto dallo stipendio il pagamento del Settimo giorno e le ore effettivamente non lavorate, dato che ciò causa perdite economiche all'impresa". "Qui la gente lavora a cottimo - spiega Vásquez - e il salario base non arriva ai 60 dollari mensili. Per guadagnare un po' di più, duplicano gli sforzi e guadagnano secondo quello che riescono a produrre. Lavoro infantile Passando da un'area all'altra della fabbrica abbiamo notato una bambina che si nascondeva dietro sua madre. Nelle sue mani aveva una foglia di tabacco, non so se per giocare o per aiutare. Sulla parete, un'altra Circolare proibiva l'entrata ai minorenni ed adolescenti. Nella stanza di fianco, dove si producevano i sigari, un bambino ed un ragazzo erano seduti e vedendoci entrare smisero di manipolare le capas (foglia esterna che avvolge le altre foglie che compongono il sigaro). Secondo Reyna Muñoz, oramai non esiste lavoro infantile nell'industria e nella preindustria del tabacco, ma questo problema resta difficile da controllare nelle piantagioni. "Sono stati fatti grandi sforzi per eliminare il lavoro infantile, ma non è per niente facile. Nelle piantagioni continuano ad utilizzare manodopera infantile, bambini, bambine ed adolescenti e questa è l'effetto della situazione di povertà estrema, arretratezza e disoccupazione che i governi passati hanno prodotto nel paese. Molte volte sono bambini che aiutano i genitori che sono disoccupati, mentre in altri casi lavorano per avere una propria entrata, per aiutare sè stessi e la famiglia. Nelle piantagioni dove vengono imposte misure restrittive per evitare multe, abbiamo visto bambini piangere perché non li lasciavano lavorare e sono scene davvero strazianti. In Nicaragua - ha continuato Muñoz - esiste un Codice dell'Infanzia ed Adolescenza, ma non ha dato i frutti sperati in quanto molte volte non ci sono le condizioni adatte per poter dare alternative al lavoro ai minorenni. I bambini non devono lavorare, ma è una realtà molto complessa che non possiamo ovviare e alla quale dobbiamo approcciarci in modo globale". Alla fine del nostro percorso, siamo usciti dallo stesso portone che si chiude nuovamente. Ci accompagnavano le domande che non abbiamo potuto fare ed i dubbi su come parlare di ciò che avevamo visto. "Nel passato - commenta Reynulfo Vásquez - non sarebbe mai stato possibile entrare in un'industria, mentre oggi l'abbiamo fatto. C'era molta più repressione e non volevano che ci mettessimo a parlare con i lavoratori. Qualcosa sta cambiando e questo ci ha permesso di avere una certa relazione e di fare un lavoro formativo ed informativo con il 60 per cento dalla gente che lavora nel settore del tabacco". |
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