
Lagoagrio, 20/03/08: La frontiera tra l'Ecuador e la Colombia è tracciata dal fiume San Miguel REPORTAGE FOTOGRAFICO.
La regione più popolata dal lato ecuadoriano è Sucumbios, che affaccia sul versante colombiano della regione del Putumayo, tra le più violente della Colombia. Gi abitanti di frontiera sono per lo più contadini, popolazioni indigene e meticce, che da sempre vivono le sponde del fiume come un territorio senza soluzione di continuità. Colombiani ed ecuadoriani intrattengono relazioni commerciali e umane costanti, in cui le differenti nazionalità non rappresentano divisione alcuna.
Qui è tutta selva amazzonica, ricchissima di risorse naturali: acqua, legno, biodiversità, petrolio. La gente che ci vive però non ne beneficia granche. Sucumbios è infatti tra le zone più povere dell'Ecuador, e il Putumayo colombiano è da decenni uno degli scenari più cruenti del conflitto che attanaglia il paese. Una guerra intestina tra guerriglieri, esercito nazionale, e gruppi armati paramilitari. E chi ne fa le spese è la popolazione civile.
La splendida vegetazione rigogliosa apre la via alle strade di terra battuta che si percorrono addentrandosi in queste zone. L'umidità è penetrante, tra i vestiti e nelle ossa. L'odore intenso della terra sempre umida si mischia al fumo delle griglie di piccoli chioschi che puntellano gli angoli dei centri abitati. Non importa che giorno della settimana sia, nelle strade c'è sempre gente. Un via vai continuo di imbarcazioni che caricano e scaricano persone e pacchi, provenienti o diretti verso l'altro lato del fiume. Li caratterizzano alti stivali di gomma, calzature adatte al fango con cui convivono.
Sale biliardo, bordelli, parrucchieri e drogherie sono stipati lungo i cento metri che intercorrono tra l'entrata al paese e l'attracco delle barche.
A prima vista, qui vive gente tranquilla, con basse pretese, dedita al lavoro dei campi, all'allevamento del poco bestiame, e alla crescita dei molti figli.
Questa frontiera, invece, non è mai stata in pace. Sebbene la popolazione sia così integrata, le tensioni tra i due paesi sono sempre state presenti. Il conflitto colombiano ed i suoi attori spesso smagliano i confini naturali della frontiera, riversandosi in territorio ecuadoriano. E, ancora una volta, chi ne fa le spese è la popolazione.
Un fiume per confine è una terra molto labile. Non di rado la popolazione denuncia che militari colombiani attraversano le rive e facciano incursione in terra ecuadoriana. Raggiungono le abitazioni più distanti, a volte solo per intimidire, altre, vanno in cerca dei guerriglieri. Si portano via gli uomini della famiglia, per errore, per poca accortezza o solo per mostrare che l'esercito ha la meglio sul conflitto. Di che nazionalità sia chi catturano poco importa, e spesso, per non dire sempre, la persona non torna a casa sulle sue gambe. Ciò avviene da tempo, da anni, confermano gli abitanti. C'è chi non ha memoria di quando cominciò ma c'è chi di certo ricorda che la situazione si è aggravata dal 1999, con la firma del Plan Colombia tra Stati Uniti e governo di Bogotà. A partire dal 2000 la frontiera sud è stata fortemente militarizzata. Il Plan Colombia prevede infatti una serie di operazioni finanziate dagli Stati Uniti e mirate ad aiutare lo stato colombiano nella lotta contro il narco traffico, per un totale di 4,200 milioni di dollari investiti dal 1999 al 2007. Tra queste operazioni, sono state messe in atto le così dette “fumigazioni”: voli a bassa quota di aerei statunitensi che innaffiano le coltivazioni di foglia di coca con un micidiale pesticida chiamato "round up" a base di glifosato.
La pelle dei contadini macchiata di chiazze biancastre, le piaghe sulla cute dei bambini, la moria degli animali e la sterilità prolungata della terra hanno fatto capire che le fumigazioni comportavano molto di più che un'operazione militare.
per quattro anni sono stata una vera piaga per chi viveva sotto quelle piogge, finché nel 2006 non è intervenuto il tribunale del'Aja a decretarne la sospensione.
Naturalmente, il vento ha portato il round up anche sulle coltivazioni dei contadini ecuadoriani, ed ha sortito lo stesso effetto, sulla terra e sulle persone.
Comincia nel 2005 l'aperta ostilità diplomatica tra il governo dell'Ecuador e quello Colombiano, proprio in merito a questo tema, adducendo la violazione dei confini politici, dello spazio aereo e della popolazione in suolo ecuadoriano, aggravata dalla massiccia presenza militare. L'Ecuador ottiene dalla risoluzione del tribunale dell'Aja che i velivoli statunitensi si mantengano a una distanza di 10 km dal confine. Solo nel 2007 le fumigazioni sono state sospese definitivamente, per passare allo sradicamento manuale delle piantagioni di coca.
Questo è stato il prologo dell'ascesa della crisi diplomatica. Crisi che è recentemente scoppiata con il bombardamento dell'aviazione colombiana in territorio ecuadoriano, per colpire un accampamento del gruppo guerrigliero delle FARC.
A detta della popolazione di frontiera, questa rimane solo la punta dell'iceberg. Se non fosse stato per una chiara violazione della sovranità territoriale, le problematiche di confine sarebbero rimaste taciute. Così come lo sono state per molto tempo quelle affrontate dall'agenzia di ACNUR (Alto commissariato per i rifugiati politici delle Nazioni Unite n.d.r.) nella cittadina ecuadoriana di Lagoagrio. Francesco Carella, ufficiale incaricato della sezione “protezione”, afferma che dal 2001 l'affluenza di profughi e rifugiati colombiani è fortemente aumentata. Le cifre ammontano a un aumento di quasi di tre volte per anno, per un totale di 3002 richiedenti asilo nel 2007, rispetto ai 338 del 2001.
I rifugiati, prosegue Carella “scappano da situazioni di persecuzione, violenza e minacce. Molto spesso sono obbligati a lasciare le loro case nel giro di 24 ore. Ricevono minacce di morte da tutti e tre i fronti armati”.
Schierarsi o meno con una delle parti, non fa loro salva la vita, come racconta un rifugiato colombiano, di cui omettiamo il nome. In ogni caso una delle contro parti del conflitto li accuserà di essere legati al'esercito o ai paramilitari o alla guerriglia, e l'ipotesi di accusa è sufficiente per sterminare la famiglia.
Nell'albergo di primo soccorso dei rifugiati di Lagoagrio, creato da Coopi cooperazione italiana, sono ospitate al momento circa 30 persone. Visi di giovani sopratutto, coppie di ragazzi con bambini di pochi anni al seguito. Persone timide, schive, negli occhi più che la diffidenza la paura. E madri, forti e sole con i figli, che hanno lasciato l'altra parte della famiglia in Colombia, molte delle quali non hano più traccie dei congiunti, e nell'espressione le si legge le notti insonni.
Gli viene dato alloggio e cibo e il primo soccorso psicologico. Ma soprattutto protezione. Queste persone dicono che anche qui i non si sentono del tutto protette. “Estan por todos lados”, sono d'dappertutto. “Paramilitari, come guerriglieri,- dicono - è ovvio che attraversano la frontiera indisturbati, in uno dei tantissimi punti in cui non c'è controllo alcuno”. “Più di una volta - dice Eusebio l'incaricato del campo profughi – ci sono state delle auto che si sono appostate qui fuori, per ore. Francamente credo stessero cercando qualcuno”.
Benché il presidente ecuadoriano Rafael Correa e il colombiano Alvaro Uribe abbiano sancito ufficialmente la pace diplomatica, a seguito della recente crisi militare, pare che per le popolazioni di frontiera, il clima in cui vivono sia ancora di guerra a bassa intensità. (Foto Sergi Camara)