
Quito, 28/4/2008: Con un'azione decisa il presidente dell'Ecuador sta tentando di “ripulire” Governo e forze militari dal giogo e dall'ingerenza degli Stati Uniti.
Rafael Correa ha in poche settimane mandato a casa il ministro della Difesa, il capo dei servizi segreti dell'esercito, i comandanti di esercito, aviazione e Stato maggiore.
Correa ha accusato la Cia di avere infiltrato i servizi segreti equadoriani e di avere propri uomini in alcuni organismi di intelligence militari del Paese. Una decisione coraggiosa se si pensa che in Equador l'esercito ha un forte potere economico e controlla diverse aziende, dal settore aereo a quello industriale.
Nell'operazione di Correa rientra poi la chiusura della base di Manta, la più grande del Sud America, situata sulla costa e vicino al confine colombiano.
Un provvedimento di importanza internazionale, infatti nel mondo sono, secondo i dati stessi del Pentagono, più di 735 le basi militari statunitensi, distribuite su 130 Paesi. Tali basi, denuncia il Japan Policy Research Institute, hanno 5 missioni fondamentali: mantenere la supremazia militare degli Usa nel mondo; interferire nelle comunicazioni; controllare il maggior numero possibile di giacimenti petroliferi; assicurare che i militari e le loro famiglie vivano comodamente e dare lavoro e guadagni all'industria militare.
La base di Manta ha un'importanza strategica nell'ambito della militarizzazione dell'America Latina portata avanti da anni dagli Usa e soprattutto nell'operazione statunitense Plan Colombia: un piano militare di contrasto al narcotraffico, almeno ufficialmente, ma anche per controllare le insurrezioni e la guerriglia nei Paesi sudamericani, definiti dai servizi nord-americani fra le 16 aeree “problematiche” nel mondo.
A conferma di ciò la base di Manta dalla fine degli anni '90 è stata notevolmente ampliata e rafforzata, con ingenti investimenti di mezzi e uomini, in conformità con la politica di controllo che gli Usa tentano di mantenere sugli Stati del Sud America, soprattutto ora che dal Venezuela al Paraguay, dal Brasile all'Ecuador, in questi anni si stanno insidiando Governi di centrosinistra e progressisti che lottano per uscire dalla subalternità, politica ed economica, agli Usa.
Sono infatti ormai molte le denunce che arrivano, dall'Equador ma non solo, delle continue ingerenze della diplomazia e delle forze militari Usa sulla politica e la sovranità dei Paesi sud-americani.
Il primo passo verso la chiusura della base risale all'1° aprile, quanto l'Assemblea nazionale costituente ha approvato i primi articoli della nuova Costituzione equadoriana che recitano: «L'Equador è un territorio di pace. Non è permessa la presenza di basi militari straniere né di installazioni straniere con propositi militari. Non si possono cedere basi militari nazionali a forze armate o di sicurezza straniere». L'Assemblea costituente ritiene che la presenza americana «compromette la sovranità dell'Equador» e quindi la base di Manta dovrà essere smantellata entro il 2009.
Le organizzazioni civili da anni chiedono di chiudere la base e sfornano lunghe liste di crimini d'ogni genere attribuiti ai militari di stanza a Manta, ma ad accelerare la decisione di Correa è stato il blitz in cui il primo marzo scorso l'esercito colombiano, supportato da militari statunitensi, ha ucciso in territorio equadoriano il portavoce della guerriglia delle Farc, Raul Reyes. Non è un segreto che il Plan Colombia, il piano di sostegno alla lotta ai narcos con cui gli Stati Uniti finanziano la guerra alle Farc, ha nella base di Manta il suo quartier generale. (da LaRinascita.org)