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BOLIVIA SPECIALE REFERENDUM:il paese diviso
06/05/2008
Serena Corsi
Santa Cruz, 06/08/05: Il 4 maggio è passato: il voto del referéndum autonomista di Santa cruz è finito con una schiacciante maggioranza di SI per la gioia di Evo Morales, che nel discorso alla nazione di domenica sera ha ringraziato e celebrato i movimenti sociali e civili che , mentre a Santa Cruz si votava o ci si asteneva, manifestavano in tutto il paese per difendere l’unità della Bolivia ( a Cochabamba è sceso in piazza mezzo milione di persone per la più grande manifestazione della storia della città). Così, il referendum consegna, innanzitutto, un paese diviso, chissà se in maniera rimediabile. Questa la vera responsabilità degli autonomisti, che d’altronde del voto si servono semplicemente per sedersi più forti al tavolo delle trattative: lunedì 5 Santa Cruz non si è svegliata autonoma. Ma i colla (i boliviani originari dell’altipiano) che sono venuti in oriente a cercare terra e fortuna – trovando, il più delle volte, disoccupazione e una stanza misera in cui stipare tutta la famiglia- si sono svegliati in una città che rifiuta sempre di più la loro presenza ,e in cui gli episodi di razzismo sono aumentati nelle settimane precedenti al referendum: l’antica , profonda ostilità che oppone i colla ai camba è stata nutrita con nuova linfa con questo referendum. E la stessa cosa succederà a giugno, con i referendum che si terranno negli altri ricchi dipartimenti della medialuna orientale - che a loro volta sperano di rendere legge gli statuti con cui si slegano dall’autorità de La Paz-scongiurando il rischio che le riforme del governo Morales erodano i privilegi di cui godono: prima sarà la volta di Beni e Pando, poi della cruciale Tarija. gestita finora dal governo centrale,che la redistribuisce a livello nazionale; non sarebbe più così se questa provincia ottenesse l’autonomia che qualcuno auspica), e anche perchè il Mas di Tarija è molto più forte e radicato di quello di Santa Cruz. Cioè, la situazione è molto più equilibrata e i giochi ancora tutti da fare : il partito di governo, oltre a riallacciare le trattative (come proposto da Morales)con l’aiuto dei mediatori dell’OEA (l’organizzazione degli Stati Americani, che fino all’ultimo ha cercato di fermare il referendum convincendo le parti a dialogare) sembra disposto a cambiare strategia: anzichè rifiutare l’autonomia tout court ,fare propaganda al tipo di autonomia (più amministrativa che politica, e di impronta indigenista) contenuta nella costituzione apporvata dall’Assemblea Costituente, ma che ancora deve essere sottoposta a referendum nazionale. Probabilmente per averla vinta dovrà accettare qualcuna delle rivendicazioni delle oligarchie orientali; non tanto perchè siano giuste (in gran parte puntano a mantenere dei privilegi a discapito del resto del paese) ma perchè queste controllano tutti i media delle proprie province, e avranno gioco sempre più facile a compattare le fila sui propri programmi. camba. I gravi incidenti del Plan 3000 di domenica mostrano che , se è facile rintracciare l’inizio e le cause storiche di questa ostilità, ben piu`difficile è prevedere fino a cosa può portare. ( categories: )
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