BOLIVIA SPECIALE REFERENDUM:il paese diviso

06/05/2008 Serena Corsi
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Santa Cruz, 06/08/05: Il 4 maggio è passato: il voto del referéndum autonomista di Santa cruz è finito con una schiacciante maggioranza di SI
(l’89%, per la gioia delle elite cruceñe che l’hanno voluto e in buona misura imposto), ma anche con una discreta astensione (le statistiche cambiano a seconda di chi le commissiona , comunque un avente diritto su tre, più o meno, ha boicottato il voto),

per la gioia di Evo Morales, che nel discorso alla nazione di domenica sera ha ringraziato e celebrato i movimenti sociali e civili che , mentre a Santa Cruz si votava o ci si asteneva,

manifestavano in tutto il paese per difendere l’unità della Bolivia ( a Cochabamba è sceso in piazza mezzo milione di persone per la più grande manifestazione della storia della città).

Così, il referendum consegna, innanzitutto, un paese diviso, chissà se in maniera rimediabile. Questa la vera responsabilità degli autonomisti, che d’altronde del voto si servono

semplicemente per sedersi più forti al tavolo delle trattative: lunedì 5 Santa Cruz non si è svegliata autonoma. Ma i colla (i boliviani originari dell’altipiano) che sono venuti in oriente a

cercare terra e fortuna – trovando, il più delle volte, disoccupazione e una stanza misera in cui stipare tutta la famiglia- si sono svegliati in una città che rifiuta sempre di più

la loro presenza ,e in cui gli episodi di razzismo sono aumentati nelle settimane precedenti al referendum: l’antica , profonda ostilità che oppone i colla ai camba è stata nutrita con nuova

linfa con questo referendum. E la stessa cosa succederà a giugno, con i referendum che si terranno negli altri ricchi dipartimenti della medialuna orientale - che a loro volta sperano di rendere

legge gli statuti con cui si slegano dall’autorità de La Paz-scongiurando il rischio che le riforme del governo Morales erodano i privilegi di cui godono: prima sarà la volta di Beni e

Pando, poi della cruciale Tarija.
Cruciale perchè sotto la sua terra scorre il gas che rende ricca tutta la Bolivia ( la tassa diretta sugli idrocarburti, IDH, è

gestita finora dal governo centrale,che la redistribuisce a livello nazionale; non sarebbe più così se questa provincia ottenesse l’autonomia che qualcuno auspica), e anche perchè il Mas

di Tarija è molto più forte e radicato di quello di Santa Cruz. Cioè, la situazione è molto più equilibrata e i giochi ancora tutti da fare : il partito di governo, oltre a riallacciare le

trattative (come proposto da Morales)con l’aiuto dei mediatori dell’OEA (l’organizzazione degli Stati Americani, che fino all’ultimo ha cercato di fermare il referendum convincendo le

parti a dialogare) sembra disposto a cambiare strategia: anzichè rifiutare l’autonomia tout court ,fare propaganda al tipo di autonomia (più amministrativa che politica, e di impronta

indigenista) contenuta nella costituzione apporvata dall’Assemblea Costituente, ma che ancora deve essere sottoposta a referendum nazionale. Probabilmente per averla vinta dovrà accettare qualcuna

delle rivendicazioni delle oligarchie orientali; non tanto perchè siano giuste (in gran parte puntano a mantenere dei privilegi a discapito del resto del paese) ma perchè queste controllano tutti

i media delle proprie province, e avranno gioco sempre più facile a compattare le fila sui propri programmi.
E , quel che è peggio, ad esacerbare il conflitto fra colla e

camba. I gravi incidenti del Plan 3000 di domenica mostrano che , se è facile rintracciare l’inizio e le cause storiche di questa ostilità, ben piu`difficile è prevedere fino a cosa può portare.