Bolivia: Morales e i prefetti verso il referendum revocatorio

11/05/2008 Serena Corsi
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Cochabamba, 10/05/08: In Bolivia si torna al voto, non saranno elezioni presidenziali, ma quasi :
venerdí il Senato, in cui é maggioritaria l’opposizione al governo Morales , ha approvato l’iniziativa di legge che convoca un referendum revocatorio del mandato presidenziale e di quello dei prefetti della medialuna orientale, quella che nel dicembre scorso approvó gli statuti autonomici sottoposti a referendum in questi mesi.
L’idea del referendum revocatorio era stata dello stesso Morales, che a gennaio l’aveva lanciata per sbloccare la situazione di impasse politico in cui era precipitato il paese dopo la contemporanea approvazione della nuova Costituzione a Oruro e degli Statuti Autonomisti nelle varie province orientali.
A sorpresa, i senatori l’hanno approvato in fretta e furia nel momento di maggior crisi del governo: il paese é spaccato sulla questione dell’autonomia, e la congiuntura economica getta un ombra sull’operato di Morales. L’inflazione e l’aumento del prezzo degli alimenti ( che, del resto, non ha risparmiato nessun paese sul pianeta), oltre a una probabile, secondo gli analisti, diminuzione della produzione di gas che rischia di provocare una crisi di scarsitá in inverno, fanno sí che Morales abbia piuttosto da temere dal referendum che verrá.
In teoria, il regolamento del voto avrebbe dovuto renderlo “blindato” a favore del governo: Morales e Garcia Linera perdono il mandato se i NO alla domanda “condivide il processo di cambiamento promosso dal governo? ”supereranno il 54% , cioé , simmetricamente, la stessa percentuale di voti favorevoli che la coppia ottenne nelle elezioni del dicembre 2005. I vari prefetti, secondo la stessa logica, tornano a casa se i NO del giudizio sul loro disimpegno politico supera i vari 47 o 48% (nessuno raggiunse la maggioranza assoluta) delle stesse elezioni.
Nel 2005, peró, della stragrande maggioranza che votó il MAS di Morales faceva parte una classe media delusa dalle politiche neoliberiste che avevano svenduto il paese e ne avevano bloccato lo sviluppo a tempo indeterminato: si trattó di un voto di protesta che premió la storica opposizione a queste politiche e il suo portavoce cocalero, Evo Morales.
Oggi, questo flusso di voti potrebbe dirigersi altrove. Ma a questo punto sorgerebbe una nuova questione, stavolta favorevole a Morales: se si andasse a nuove elezioni, quali sarebbero le alternative politiche? L’unico leader a destra é l’ex presidente Jorge Quiroga, che non gode di credito sufficiente per proporsi come candidato con qualche speranza di successo; in generale, tutti i partiti tradizionali pagano ancora lo scotto di decenni di malgoverno. L’unica opposizione concreta a Morales sono i vari comité civicos che rivendicano l’autonomia in oriente ma ciascuno di essi, per definizione, gode di appoggio puramente locale.
In sostanza, la convocazione al referendum, una sfida che l’opposizione ha rilanciato a Morales e che questi ha subito raccolto ( non farlo, visto che era stata un’idea sua, sarebbe stato un grave sintomo di debolezza politica) cambia tutte le carte in gioco e , soprattutto per il governo, significa una nuova agenda da scrivere.
A cominciare dalla questione dell’autonomia, su cui la maggioranza dovrá trovare una formula chiara capace di riconquistare l’elettorato perduto.