
Asuncion, 29/05/08 : Era solo il venti aprile scorso quando elezioni storiche davano la presidenza del Paraguay al vescovo Fernando Lugo,vittorioso con una schiacciante maggioranza sulla candidata del Partito Colorado ,che contava ben sessant’anni al potere. Appena un mese, che il settore contadino evidentemente non ha passato con le mani in mano: la MCNOC (Mesa Coordiandora Nacional de organizaciones del campo) ha lanciato in questi giorni l’offensiva che aveva in programma da tempo perchè la Riforma Agraria contenuta nel programma di Lugo sia fra le priorità del governo fin dal 15 agosto, giorno di investitura ufficiale del nuovo governo.
Le mobilitazioni di questi giorni hanno ottenuto l'attenzione mediatica cui puntavano anche grazie alle bandiere brasiliane bruciate nell’assentamento occupato Lima, nella provincia di San Pedro. Cosa c’entrano bandiere del Brasile col problema della terra in Paraguay? Apparentemente poco, in realtà parecchio. Sono centinai adi migliaia i "brasiguayos" , i brasiliani d’origine che occuparono o comprarono per due soldi le terre paraguayane di confine quando la costruzione della diga di Itaipù inondò migliaia di ettari del Sud brasiliano,e la cui espansione all’interno si protrae fino ai giorni nostri . Sono loro i principali impulsori della coltivazione di soia e canna per la produzione di biocombustibili in Paraguay: basta pensare che i quasi due terzi degli associati della Acapeco (la Camera Paraguaya de exportadores de cereales y oleaginosas) sono stranieri, brasiliani in massima parte. Le bandiere brasiliane bruciate dai sin tierra affermano un’antibrasilianismo molto diffuso nel paese, soprattutto nelle zone rurali ( alimentato anche dal contratto leonino a cui il Brasile costringe il Paraguay sulla questione dell’energia prodotta nella centrale binazionale di Itaipù).
“L’aspetto centrale della mobilitazione di questi giorni riguarda le fumigazioni con pesticidi : che si rispetti il limite dei cento metri fra la zona fumigata e laprima comunità contadina, o il primo corso d’acqua in cui si abbeverano gli animali”. Due cose che di per sè diminuirebbero di molto gli enormi profitti dei terratenientes, che degli introiti non lasciano in Paraguay che le briciole: la tassa sull’export delle oleaginose qui non raggiunge il 3%.
L’oligarchia terriera ha però dalla sua ha il Partito Liberale, il più importante della coalizione che ha sostenuto Lugo, e quello che proprio sul problema della terra viene da una tradizione ancora più conservatrice, se possibile, di quella colorada.
Ed è stato ilprimo terreno di scontro fra lugo e il suo vice, il liberale Federico Franco,che ha subito rassicurando i latifondisti sulla “inviolabile diritto alla proprietà privata”, mentre Lugo ricordava che “se la legge difende il diritto alla proprietà ,è vero anche che la Costituzione decreta il diritto di ogni paraguayano a un pezzo di terra”; e che le occupazioni non sono che“l' ultimo, disperato mezzo per accedere a un diritto”.
A quanto pare , Lugo non è disposto a cedere di un millimetro su quella Riforma Agraria di cui Lugo ha fatto uno degli assi principali della sua campagna.
“In tutta la storia del Paraguay non si è mai parlato di Riforma Agraria seriamente come si sta facendo oggi: questa è una vittoria del movimento contadino” dice Luis Aguayo, portavoce della MCNOC, soddisfatto della prova di forza del movimento sin tierra. “ Venti occupazioni in una decina di giorni: la gente non ha più paura”. Sembra proprio vero che la lunga spirale di paura e repressione instaurata dai colorados in sessant'anni di potere abbia completato il suo ultimo giro.