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Messico: un movimento di donne contro la privatizzazione di Pemex
02/09/2008
Federico Mastrogiovanni
Città del Messico, 01/09/08: Si è riunito sotto al Monumento alla Revolución a Città del Messico il movimento contro la privatizzazione di Petroleos Mexicanos (Pemex), Piú di 200mila persone costituiscono le brigate che portano i nomi dei grandi eroi ed eroine della Revoulucón e formano un movimento cittadino che sta impedendo da mesi di privatizzare l'ultima risorsa rimasta al paese di Villa e Zapata, il petrolio, nazionalizzato negli anni quaranta dal presidente rivoluzionario Lázaro Cárdenas. Il movimento è composto in gran parte da donne, le Adelitas, le donne della Revolución del 1910, che da mesi occupano il Zocalo del Distretto Federale, per sensibilizzare la popolazione attraverso spettacoli teatrali itineranti, canzoni e dibattiti. Un movimento di attivisti ma soprattutto di madri di famiglia, che, come sostiene orgogliosa doña Guadalupe, di anni 66, hanno deciso "di prendersi cura del paese proprio come da sempre ci prendiamo cura delle nostre famiglie, visto che chi dovrebbe occuparsi di questo non è in grado di farlo". Le donne del movimento, organizzate in brigate come negli anni '10 del secolo scorso, hanno apportato un forte senso di responsabilità civile e sono diventate le "madri" della patria, pronte a tutto per difendere le proprie famiglie. All'appuntamento hanno partecipato personalità di rilievo nella vita culturale e artistica del paese, come la scrittrice Laura Esquivel, Rosario Ibarra, Elena Pniatowska e Jesusa Rodríguez, oltre a molti deputati e rappresentanti del Partito della Rivoluzione Democratica (PRD). La manifestazione ha preceduto di un giorno l'apertura dei lavori al Congresso, dove, a partire da oggi il PAN, il Partito di Azione Nazionale, di Felipe Calderón, tenterà di far passare la legge di privatizzazione. A partire da oggi quindi, López Obrador ha dichiarato lo stato di allerta. Tutte le brigate del movimento sono pronte a paralizzare il paese con manifestazioni, sit in e blocchi stradali. Il Messico sta attraversando una grave crisi delle istituzioni politiche. C'è stato un aumento vertiginoso della violenza nell'ultimo anno. Il controllo sul territorio da parte del governo è quasi inesistente e molte zone del paese sono dilaniate da faide tra diversi cartelli di narcotrafficanti. Nei primi due anni di governo di Felipe Calderón le esecuzioni legate al controllo del territorio da parte dei diversi cartelli della droga sono state più di 5000 (2000 nel 2007 e più di 3000 nei primi 8 mesi del 2008). Nello stato di Chihuahua, dove si trova Ciudad Juarez, dall'inizio dell'anno a oggi ci sono state più di 900 esecuzioni legate al narcotraffico. In tutto il paese ogni giorno si registrano decapitazioni. È di qualche giorno fa il ritrovamento di 12 corpi decapitati nello Yucatan. In questo clima di violenza e insicurezza le istituzioni non riescono a dare alcuna risposta, anche se il governo ha firmato di recente un piano per la sicurezza straordinario per far fronte alla violenza. Il movimento contro la privatizzazione di Pemex si sta facendo carico di un sentimento di responsabilità cittadina che va oltre il problema del petrolio: si respira l'urgenza di partecipazione e la necessità di legalità da parte di una cittadinanza sempre più preoccupata. Le donne e gli uomini del movimento, organizzati nelle loro brigate rivoluzionarie, hanno la possibilità di riprendere in mano le soriti del Messico. Staremo a vedere. Le prossime settimane saranno decisive. |
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